domenica, settembre 30, 2007

Il volo di Icaro

Chi non conosce il mito di Dedalo e Icaro. L'abile inventore che aveva costruito a Creta il labirinto di Cnosso per il re Minosse, vi fu rinchiuso assieme a suo figlio Icaro. Per fuggire, Dedalo costruì un paio di ali per sé e per il figlio, fissandole con della cera, raccomandando a suo figlio né di volere troppo in basso, per non far umidire le ali dai vapori del mare, né di volare troppo in alto perché il sole poteva sciogliere la cera. Quando erano già in volo, Icaro disobbedì agli ordini del padre e si avvicinò sempre di più al sole, esaltato dalla velocità delle sue ali. Icaro precipitò, il sole aveva infatti sciolto la cera, e annegò.

Ed eccoci ad analizzare la Roma, tanto bella, che spicca il volo, ma che poi cade per la propria ingenuità. I due pareggi rimediati contro Juventus e Fiorentina, nonostante la possibilità di portare in porto il prezioso vantaggio del 2 a 1, avrebbero dovuto bastare come avviso per la terza Roma di gestione spallettiana. Ma eccoci qui, un giorno dopo il pesante 1 a 4 subito in casa contro quell'Inter che negli ultimi tre anni è diventata la rivale numero uno a livello nazionale. I primi 28 minuti sono un continuo assalto all'area dei nerazzurri, dopo appena due minuti Totti su punizione e Amantino sulla ribattuta si vedono negare la rete da Julio Cesar, passano altri venti primi ed è nuovamente il portiere interista a vincere il duello tutto brasiliano contro il numero 30 giallorosso, che ci ha provato dal limite.

All'ennesimo calcio d'angolo per la Roma, ecco er pasticciaccio brutto de Francesco Totti. Corner basso battuto frettolosamente verso Pizarro, intuisce Maxwell che lancia in contropiede Cesar. Para Doni, ribattuta di Ibrahimovic e para... Giuly. Espulsione e rigore che cambiano completamente la partita. La Roma si scioglie, come appunto la cera sotto il sole. Incredibile poi, che la Roma trova il pareggio all'ottavo della ripresa, Maxwell si fa soffiare la sfera da Pizarro e Perrotta infila Julio Cesar. Si ricomincia? Sì, ma con il mito di Icaro. Invece di salvaguardare il preziosissimo punto, la Roma si apre, Cruz impegna subito Doni, la respinta arriva a Cesar che centra il palo. È fuorigioco, pericolo scampato, ma è solo il preludio alla goleada interista. Il pasodoble di Crespo e Cruz chiude la partita, troppi gli errori individuali da far rimarcare ai giocatori giallorossi. E se non bastasse, arriva anche la gloria personale per Cordoba, lasciato solissimo sul secondo palo dopo un corner.

Cercare uno o più capri espiatori in questa partita non porta da nessuna parte. Da Doni a Totti, tutti hanno commesso degli errori, da questo discorso non va escluso neanche Spalletti. Piuttosto che analizzare la singola partita, bisogna guardare ai limiti visti in queste ultime uscite. Salta all'occhio l'imprecisione sotto porta, che sia Mancini ieri o Vucinic a Firenze a tu per tu con il portiere, o addirittura a porta vuota come capitato a Perrotta contro Reggina e Juventus, la palla va messa in rete. Vanno anche corretti certi movimenti difensivi, che iniziano già a centrocampo, così come si deve fare più attenzione ai cali di concentrazione. I sette gol di Manchester dovevano bastare come lezione, in precampionato però, la Roma si è fatta rimontare due gol dalla Juventus che poi ne ha fatti cinque, ieri purtroppo c'è stato un'altro brutto stop. Quando la partita è andata, bisogna saper limitare i danni.

Basta quindi con i facili entusiasmi, quando c'è sempre da migliorare qualcosa, e basta con i piagnistei perché c'è chi gioca male o l'arbitro sbaglia in maniera clamorosa, basta con i processi, spesso basati sui gusti e le simpatie personali, basta con inutili paragoni tra questa Roma e quelle del passato o altre squadre che hanno qualcosa in più. Siamo sempre lì, ora bisogna saper ripartire e finalmente fare tesoro dei propri errori e trovare quella continuità per essere veramente una grande squadra, e non solo bella a metà.

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